Fondazione Ansaldo

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Quella della fototeca della Fondazione Ansaldo è un’ esperienza archivistica unica nel nostro Paese  per originalità, dimensioni e continuità. Sin dal 1980 si è dato infatti avvio, come ‘Sezione materiale fotografico’ dell’ allora Archivio Storico Ansaldo (oggi Fondazione Ansaldo), ad una esemplare attività di salvaguardia e di valorizzazione della fotografia industriale d’epoca intesa come bene culturale.

Una iniziativa anticipatrice se pensiamo che all’epoca i fondi fotografici non erano considerati documentazione di pregio e rilevanza archivistica e, ancora, che bisognerà attendere il Testo Unico Disposizioni Legislative in Materia di Beni Culturali e Ambientali del 1999 per vedere le fonti fotografiche finalmente incluse tra i beni culturali.

L’obiettivo iniziale della Fototeca era quello di recuperare la documentazione fotografica superstite: complesse vicende aziendali e, più in generale, un’attenzione da parte aziendale  pressochè nulla, fino ad allora verso la propria memoria storica, avevano purtroppo determinato dispersioni rilevanti, in diversi casi irreparabili, del patrimonio fotografico dell’Ansaldo. Ciononostante la Fototeca riuscì in breve tempo a costituire una non trascurabile raccolta di oltre 25mila pezzi originali, in massima parte negativi su lastra di vetro ai sali d’argento. Con il passare del tempo, l’azione volta a raccogliere, conservare, riordinare e mettere a disposizione della collettività  la documentazione fotografica dell’azienda, si è progressivamente estesa alle imprese del gruppo Ansaldo, alle società controllate e alle collegate per arrivare infine nel 2000, in coerenza con la più ampia missione della Fondazione Ansaldo quale archivio economico di concentrazione, a coinvolgere anche altre significative realtà imprenditoriali del mondo economico genovese e nazionale.

Oggi, nella Fototeca, sono custoditi circa 400 mila pezzi originali tra lastre, pellicole, stampe, diapositive e album. Attraverso queste immagini è possibile documentare, a partire dalla seconda metà dell’ 800, l’attività di centinaia di imprese, soprattutto industriali, e di intere filiere produttive, ma è altresì possibile illustrare anche altri importanti aspetti quali, ad esempio, le trasformazioni tecnologiche, l’organizzazione del lavoro o le forme del paesaggio industriale. E’ un complesso archivistico, in parte ancora da scoprire, che richiama l’interesse di studiosi, operatori culturali, studenti, case editrici e mass media; un patrimonio in continua crescita alla cui formazione contribuiscono anche una  folta schiera di cittadini, di ex dipendenti o di loro famiglie, con apporti che assumono un significato culturale, civile  e umano che va molto al di là delle loro dimensioni materiali, siano esse una fotografia, un album o una intera collezione.

Con l’affermarsi, negli anni Ottanta del Novecento, dell’interesse per la documentazione archivistica prodotta dall’impresa, con l’apertura al pubblico di un crescente numero di archivi storici d’impresa, con il maturare delle principali tematiche relative alla loro salvaguardia e valorizzazione, anche la fotografia industriale si impone alla comune attenzione. In questo senso la Fototeca Ansaldo svolge un ruolo non secondario sia con le proprie attività istituzionali, sia con realizzazioni editoriali ed eventi espositivi; sono più di trent’anni di iniziative qui non riassumibili. Ci limitiamo a ricordare la prima, del 1980, con la realizzazione del portfolio ‘Fotografie/Photographs 1890-1926’ contenente una selezione di quindici fotografie ‘destinate - come cita il testo di presentazione - soprattutto agli addetti ai lavori’ e l’ultima ‘Scatti di Industria. 160 anni di immagini dalla Fototeca Ansaldo’ del novembre 2013; costituita da un migliaio di immagini variamente ingrandite o multimedializzate, questa mostra è stata visitata da circa ventimila persone ed è stata oggetto di un diffuso apprezzamento. Ma ancor più importante è il contributo in termini archivistici e culturali che la Fototeca Ansaldo riesce nel tempo a produrre. Anche in questo caso ci limitiamo a due soli, anche se particolarmente significativi, esempi: l’applicazione multimediale ‘Videodisco’ del 1986 -1988 ed il convegno internazionale del 1989 promosso in occasione dei centocinquantanni dell’invenzione di Daguerre.

Nel 1986, con  un patrimonio fotografico di circa 150mila pezzi difficilmente gestibile secondo le modalità e gli strumenti correnti ed a fronte di una crescente domanda di consultazione, viene introdotta l’ informatica più avanzata e la tecnologia digitale. E’ il progetto ‘Videodisco’: una prima selezione di oltre trentacinquemila immagini d’epoca vengono, in quasi tre anni di lavoro, individuate, schedate e memorizzate su un unico disco ottico di 30 cm di diametro. Si rende così possibile, in pochi secondi, visualizzare (ma all’epoca non ancora stampare) una o più immagini attraverso l’interrogazione, singola o incrociata, di oltre due milioni di parole chiave raccolte nelle schede catalografiche associate alle fotografie. E’, al contempo, sia una banca dati-immagini, sia una sorta di guida visiva di quasi un secolo di attività industriale italiana. In Italia è la prima applicazione digitale nella conservazione e gestione della memoria storica d’impresa.

Il secondo esempio risale al 7 e 8 aprile 1989 quando a Villa Cattaneo dell’Olmo, sede dell’Archivio Storico Ansaldo, ha luogo il convegno internazionale “Fotografia. Dallo specchio del reale alla perdita di identità”. Organizzato da Luca Borzani, Luigi Giraldi, Alessandro Lombardo e da Giuseppe Marcenaro, vi partecipano ventisei studiosi. Su questi temi è il primo incontro organizzato in Italia non soltanto in ordine di tempo, ma anche per l’importanza degli argomenti scelti e la qualità dei relatori. Partecipano studiosi della fotografia, scrittori, storici e archivisti. Ricordiamo, tra gli altri, Arturo Carlo Quintavalle, Italo Zannier, Luciano Tamburini, Fernando Tempesti, Marina Miraglia, Ando Gilardi, Peppino Ortoleva, Licinio Sacconi, Lucio Bollati, Edoardo Sanguineti, Gillo Dorfles. Dall’estero arrivano specialisti come Peter Galassi, direttore della fotografia del ‘Moma’ di New York o Jean Claude Lemagny, Conservatore capo per la fotografia presso la Biblioteca Nazionale di Parigi. Vengono affrontate la complessità e le molteplici valenze dell’immagine fotografica unendo linguaggi, competenze ed esperienze diverse.

Attiva in ogni sua articolazione - dall’acquisizione di nuovi documenti fotografici, al restauro dei supporti maggiormente minacciati dal degrado chimico-fisico, al servizio al pubblico – la Fototeca vuole cogliere le opportunità economiche, comunicazionali ed organizzative offerte dal web e dalle ultime tecnologie digitali. Va in questa direzione il progetto “La memoria come risorsa”, avviato dalla Fondazione Ansaldo nel 2010. All’interno di una più ampia azione di salvaguardia delle testimonianze archivistiche e documentali prodotte nel tempo da Finmeccanica, saranno censite, descritte e, in parte, rese disponibili in digitale nell’Intranet aziendale, le cospicue raccolte fotografiche presenti nelle circa cento aziende del Gruppo.

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